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Venerdì 30 luglio 2010 alle ore 21.00, si terrà a Bormio presso la Sala Conferenze della Banca Popolare di Sondrio, in via Roma 131, l’incontro di poesia e musica Una stagione lirica a Bormio negli anni Cinquanta, in onore di Gino Berbenni e Giulio Pedranzini. L’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Bormio e la Civica Scuola di Musica della Provincia di Sondrio, sede di Bormio. Scarica la locandina…
Ricerca nel catalogo tra i libri posseduti dalla biblioteca Elenco delle novità presenti Requisiti per l’iscrizione alla biblioteca e pre-iscrizione on-line In Biblioteca è attivo un servizio di prestito interbibliotecario rapido con le biblioteche dell’Università "Luigi Bocconi" e del Politecnico di Milano. La Biblioteca Luigi Credaro è stata inaugurata il 6 ottobre 2007 alla presenza dell’ex Ministro della Pubblica Istruzione, onorevole Giuseppe Fioroni.
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Proposte di lettura
| La carità che uccide : Come gli aiuti dell'Occidente stanno devastando il Terzo MondoLa carità che uccide : Come gli aiuti dell'Occidente stanno devastando il Terzo Mondo / Dambisa Moyo. - Milano : Rizzoli, 2010. - 259 p. ; 23 cm. - Tit. orig.: Dead aid. - ISBN 978-88-17-03997-0.“La carità che uccide” è un libro che ha fatto e farà discutere. Dambisa Moyo, l’autrice, nata e cresciuta nello Zambia, accompagna alla conoscenza diretta del mondo africano una ragguardevole preparazione economica e finanziaria: un dottorato conseguito a Oxford, un master ad Harvard e il lavoro svolto presso la Banca Mondiale e la Goldman Sachs.
La tesi esposta nel saggio è chiara: viviamo nella cultura degli aiuti al Terzo Mondo; solo i paesi sub-sahariani hanno ricevuto dal 1970 più di 300 miliardi di dollari per promuovere lo sviluppo, danaro che però è servito solo a rendere più poveri i poveri, a rallentare la crescita. Tra il 1970 e il 1998, quando si registravano i più consistenti aiuti all’Africa, il tasso di povertà nel continente è passato dall’11 al 66%. Un totale disastro politico, economico ed umanitario, insomma, per il mondo in via di sviluppo.
I contributi occidentali giungono a paesi corrotti e dittatoriali, incoraggiano la violenza, i conflitti, le lotte di potere per impadronirsene e non riescono neppure a combattere le malattie, tra le quali l’AIDS. Basta pensare – ma è solo un dato - che durante la sua disastrosa dittatura in Congo, Mobuto è riuscito a impossessarsi di 5 miliardi di dollari, una somma equivalente all’intero debito estero del paese.
Quale alternativa trovare? La Moyo si sofferma sugli investimenti esteri diretti (IED) che hanno lo scopo di acquisire un interesse duraturo in un’impresa operante al di fuori dell’economia dell’investitore, ma la loro cifra permane deludente, nonostante il costo del lavoro sia basso. Gli ostacoli del resto sono tanti: la mancanza di infrastrutture, che rende esorbitanti i costi di produzione di beni e servizi, la corruzione diffusa, la spaventosa burocrazia (in Camerun chi cerca una licenza commerciale impiega in media un anno e tre mesi).
L’unica eccezione è la Cina. “Negli ultimi sessant’anni – afferma l’autrice - nessun paese ha mai prodotto un impatto maggiore sul tessuto politico, economico e sociale dell’Africa come la Cina, che ha investito milioni di dollari in strade (Etiopia), oleodotti (Sudan), ferrovie (Nigeria), energia elettrica (Ghana)” La Cina necessita delle materie prime di cui il continente è ricco ed è penetrata in Africa con spirito affaristico, mentre l’Occidente ha mandato aiuti senza curarsi del risultato, favorendo un’élite di politici e non la popolazione.
Occorre quindi una nuova filosofia degli aiuti, ma il problema è complesso e la Moyo se ne rende conto. L’Africa è un continente, un insieme di oltre cinquanta nazioni con storie, popolazioni, lingue, culture e credenze religiose spesso molto diverse, e con uno scarsissimo senso della democrazia. La strada per aiutare l’Africa – potrebbe obbiettare un critico della Moyo - forse non è solo economica, ma culturale: aiuti rivolti sopratutto all’istruzione, alle scuole, alle università per preparare i giovani, le future classi dirigenti.[pg, luglio 2010][Dettaglio…] |
| La Cina modernaLa Cina moderna / Rana Mitter ; postfazione di Alessandra C[ristina] Lavagnino. - [Milano] : Bruno Mondadori, © 2009. - 189 p. ; 21 cm. - (Saggi). - Tit. orig.: Modern China : A very short introduction. - ISBN 978-88-6159-342-8.“La Cina moderna” di Rana Mitter - docente di Storia politica della Cina moderna all’Università di Oxford – è tra i più pregevoli saggi in materia usciti in questi ultimi tempi. Giornalisti ed economisti si stanno infatti interrogando sulla Cina, sia per l’inarrestabile sviluppo economico, sia per la dicotomia fra il socialismo, il regime ufficiale, e il capitalismo di cui la Cina stessa è permeata e che sta trasformando il modo di vivere e il volto delle città. Una Cina ancora ricca di contraddizioni: la violazione dei diritti umani, le aree di grande povertà fanno da contraltare ai grattacieli e alla Borsa di Shanghai. Sicuramente però è il paese al quale si guarda con maggior interesse e con preoccupazione, vista la penetrazione dei suoi abitanti nel mondo occidentale. Da una parte assistiamo all’invasione di prodotti cinesi nella vita quotidiana, all’apertura senza fine di ristoranti e bar nelle nostre città, dall’altra vediamo il colosso cinese dell’informatica Lenovo che acquista l’intero comparto di personal computer della IBM o la vendita da parte del gruppo Merloni della storica Benelli Moto al gruppo Qianjiang, oppure il gigante cinese Chinalco che a suon di dollari (19,5 miliardi) dà l’assalto alle miniere di alluminio, ferro e rame del gruppo Rio Tinto, presente negli Stati Uniti, Australia e Cile. Osservazioni prese dall’ottima postfazione di Alessandra C. Lavagnino, insegnante di Lingua e Cultura cinese all’Università degli Studi di Milano.
L’autrice inizia il saggio citando il libro di Young Fullerton e Charles Edward Wilson “The new China” in cui si sostiene che il paese è cambiato, gli stranieri non sono più odiati, la conoscenza dell’inglese viene considerata un modo di progredire per accedere all’arte, alla filosofia e alla politica dell’Occidente. Un libro però scritto un secolo fa: nel 1910. “La Cina che gli autori ritraggono – scrive la Mitter – era viva, persino ottimista, aperta al mondo esterno…” eppure poco tempo dopo cadde la dinastia Qing, l’ultima dinastia imperiale a governare il paese. Venne la rivoluzione dell’ottobre 1911 che diede inizio a una repubblica crollata quarant’anni dopo e sostituita a sua volta da una repubblica popolare. Il fatto che la descrizione di un viaggio all’inizio del XX secolo suoni attuale ancora oggi – continua l’autrice – è “un indizio di quanto sia occorso alla Cina per giungere a definire la sua visione della modernità”.
L’inizio del saggio serve a tracciare il percorso della accurata analisi svolta sulla modernità attuale della Cina: storica, sociale, culturale. Quest’ultimo aspetto è meritevole d’attenzione. Se la Cina fa parte del contesto globale – annota la Mitter – avendo assimilato i generi culturali moderni occidentali (letterari, cinematografici, architettonici), esistono indizi di una tendenza contraria che fanno pensare che la Cina si stia preparando non solo a diventare una potenza militare ed economica, ma anche a raggiungere una dimensione culturale autonoma. [pg, luglio 2010][Dettaglio…] |
| Il faraone e la speranza dei risparmiatori : Come uscire dal deserto dei mercati finanziari internazionaliIl faraone e la speranza dei risparmiatori : Come uscire dal deserto dei mercati finanziari internazionali / Luigi Bellavita ; introduzione di Mauro Bellavita. - Milano : Guerini e Associati, 2009. - 141 p. : ill. ; 23 cm. - ISBN 978-88-6250-158-3.I saggi sulla crisi sono ormai tanto numerosi da formare un’intera biblioteca. Alcuni sono redatti con un linguaggio tecnicamente forbito, adatto agli addetti ai lavori, mentre altri riescono comprensibili, per la linearità di linguaggio, anche al lettore “comune”, privo di una specifica preparazione sulla terminologia e i meccanismi finanziari.
A quest’ultimo gruppo appartiene “Il faraone e la speranza dei risparmiatori. Come uscire dal deserto dei mercati finanziari internazionali” di Luigi Bellavita con un’introduzione del figlio Mauro - volume che segue “I sogni del Faraone” e “I sogni infranti dei consumatori” (Guerini e Associati).
L’autore – già direttore centrale alla Cariplo e ora amministratore unico della società di consulenza finanziaria Idea Impresa – riprende la metafora dei sogni del faraone che, per comprenderne il significato, chiede consiglio a Giuseppe.
In una notte del 2003 il faraone sogna che uno scienziato gli propone la realizzazione di una macchina con le ruote quadrate per migliorare l’estetica delle vecchie ruote rotonde. I mercati aderiscono con entusiasmo all’operazione di aumento di capitale della società incaricata di realizzare il progetto. Giuseppe però, nell’interpretare il sogno, intuisce che le ruote quadrate rappresentano l’evoluzione dei mercati finanziari nei quali l’euforia della liberalizzazione stava suscitando non pochi dubbi tra tutti coloro che temevano una pericolosa deriva sui comportamenti degli operatori con una serie di danni gravissimi. La prima ruota quadrata lasciava una profonda traccia sulla rimunerazione dei top manager e sui loro programmi di stock option, la seconda si era impantanata nei paradigmi di valutazione per misurare la performance dei prodotti gestiti, la terza sprofondava nelle sabbie mobili dei prodotti derivati, la quarta stava cercando di rincorrere, senza riuscirci, il processo di globalizzazione e i flussi monetari che coinvolgevano i paradisi fiscali.
In poche parole l’autore ha delineato il quadro della crisi e nelle pagine successive – attraverso riferimenti alla storia finanziaria (emblematico il caso della Borsalino spa, la celebre fabbrica di cappelli fondata nel 1857 e quotata alla Borsa di Genova) – illustra i meccanismi e le distorsione dei mercati.
Nel capitolo finale, dal titolo “La Speranza. Come uscire dalla crisi?” prospetta tre soluzioni: la rifondazione delle banche (predisporre gli strumenti per un rapido ritorno alla struttura di banca retail con il compito di ricostruire il legame col territorio) e del mercato (le autorità monetarie devono prestare attenzione alla cronica carenza di liquidità che attanaglia il sistema bancario mondiale) e il sostegno all’economia.
“Caro Faraone – risponde alla fine Giuseppe – io non sono in grado di prevedere per quanto tempo si protrarrà questa situazione d’incertezza e quando il mondo riprenderà un cammino di sviluppo”. È però fermamente convinto che l’Italia uscirà dalla crisi prima degli altri. [pg, luglio 2010][Dettaglio…] |
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